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Indennità e diaria pignorabili: tremano gli On. divorziati

Dopo i vitalizi, i Cinquestelle mettono nel mirino un altro privilegio della classe politica: la norma che impedisce che l’indennità mensile e la diaria dei deputati possano essere sequestrate o pignorate. Finora il bersaglio erano stati i matusa del Palazzo. E gli onorevoli in carica aveva agito anche con un certo sadismo. Tanto la stragrande maggioranza degli eletti è lontana anni luce dall’età pensionabile. La nuova iniziativa grillina, firmata dalla vice presidente della Camera Maria Edera Spadoni, colpisce nel vivo il portafoglio dei colleghi, con una riforma a suo modo epocale anche se riguarda una platea circoscritta di privilegiati. Tremano soprattutto i separati. Quei deputati alle prese con l’assegno da versare alla ex che, in caso di ritardo o mancato pagamento, facevano affidamento sul fatto che l’emolumento parlamentare era intoccabile.

Il ddl Spadoni – E invece no. La storia sta per cambiare. “Ho depositato una proposta di legge per abrogare la norma che impedisce la sequestrabilità e la pignorabilità dell’indennità mensile e della diaria spettanti ai membri del Parlamento”, annuncia Spadoni che ha aspettato il mese di agosto per agire apparecchiando un bel piatto ai propri colleghi in vacanza. “E’ fondamentale riportare al centro l’equità sociale e combattere gli sprechi e i privilegi della politica: questa proposta di legge va esattamente in questa direzione. Lo stipendio dei parlamentari è intoccabile a causa di un privilegio introdotto da una legge del 1965 che impedisce ai creditori dei deputati e dei senatori di rivalersi sull’indennità e sulla diaria”.

Ultimo privilegio – La proposta era stata già depositata nella scorsa legislatura, ma date le forze in campo in Parlamento, non aveva avuto seguito. Ora, con la maggioranza gialloverde che egomonizza Montecitorio, questi fanno sul serio. “I componenti delle Camere”, si legge nella relazione abbinata al provvedimento, “non sono inquadrabili fra i pubblici impiegati, in quanto per essi continua a sussistere con lo Stato un rapporto di servizio onorario desumibile dalla natura delle funzioni svolte, dalla temporaneità dell’incarico e dal carattere elettivo del mandato. Tuttavia, la dottrina ritiene che l’indennità parlamentare abbia ormai assunto una natura sostanzialmente retributiva, alla luce di alcuni elementi tratti dall’evoluzione legislativa e dall’esperienza quotidiana”. Per esempio, il fatto che sulle indennità ci si paghino le tasse e la previdenza. Oppure che al termine della legislatura gli onorevoli ricevano una liquidazione o che possano chiedere l’aspettativa nel caso in cui siano dipendenti del pubblico impiego. Insomma: se sono assimilabili ad altri lavoratori nei diritti, lo devono essere anche nei doveri.  Secondo Spadoni bisogna rimuovere una norma che può essere percepita come “immotivata diseguaglianza” tra i parlamentari e i cittadini: “Nel contesto della profonda crisi economico-finanziaria che ha colpito il nostro Paese, la norma, concepita in origine come tutela dell’indipendenza del parlamentare, finisce per alimentare il sentimento di sfiducia degli italiani verso il sistema politico”.

Il caso Cicciolina – I cittadini pagano le tasse e non godono di nessun privilegio e, se si trovano in difficoltà, il loro stipendio può essere pignorato. “Ho deciso di porre fine a questa ingiustizia”, conclude Spadoni, “in nome del principio di eguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione: i parlamentari devono essere trattati esattamente come un qualsiasi altro lavoratore. Norme come queste non fanno altro che allontanare le persone dalla politica. Noi vogliamo esattamente il contrario”. In teoria la non sequestrabilità si estende anche ai vitalizi. Anche se recentemente Ilona Staller aveva denunciato il pignoramento del suo assegno per un contenzioso con il condominio dove risiede. Circostanza poi smentita dall’Agenzia delle Entrate.

 

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