in Partiti da incubo

I grillini interrogano Siri. 4 domande e una richiesta (dimissioni)

Il registro è lo stesso che usava Repubblica con Silvio Berlusconi: inseguire l’ex premier con una serie di domande. Dieci. I grillini, data anche la sproporzione tra i due personaggi, con Armando Siri si fermano a quattro. E sono i quesiti che il Blog delle Stelle propongono al sottosegretario leghista, indagato per corruzione, chiedendone contestualmente le dimissioni.

Il registro è lo stesso che usava Repubblica con Silvio Berlusconi: inseguire l’ex premier con una serie di domande. Dieci. I grillini, data anche la sproporzione tra i due personaggi, con Armando Siri si fermano a quattro. E sono i quesiti che il Blog delle Stelle propongono al sottosegretario leghista, indagato per corruzione, chiedendone contestualmente le dimissioni.

Matteo Salvini (Instagram)

I Cinquestelle rivendicano il loro giustizialismo. Dicono che, di fronte alla gravità dei fatti contestati all’uomo di Matteo Salvini, non esiste presunzione di innocenza: Siri abbandoni la carica, dopo si vede se è vittima o no della giustizia. E menomale che questi qui sono alleati. E che tengono in piedi, con i loro voti, il governo del Paese. Fino a quando reggerà, non è dato sapere. Perché anche ieri si è registrato un nuovo capitolo della guerra fredda gialloverde. Con Luigi Di Maio e ministri pentastellati che hanno disertato il consiglio che avrebbe dovuto approvare il Salva Roma, provvedimento alla fine non inserito nel decreto crescita.

Si va avanti con vendette trasversali, allora. Siri è il bersaglio, ma il vero obiettivo è il ministro dell’Interno, che comunque continua a fare scudo difendendo i suoi.

Quattro domande a Siri

Le “quattro domande”, spiega il Blog stellato, sono motivate dall’esigenza di un “chiarimento non più rimandabile”. La politica, spiegano i 5s, “deve dare il buon esempio. Nessuno può nascondersi dietro la presunzione di innocenza di fronte all’ipotesi di un reato di corruzione. Non può farlo, a maggior ragione, quando nella stessa inchiesta emergono legami con la mafia”. Quando un politico viene accusato dalla magistratura di essere un corrotto, prosegue il post, “deve fare un passo indietro e chiarire. Si può difendere, è un suo diritto, ma deve farlo lontano dalla sua carica”.

Dalila Nesci e Luigi Di Maio (Instagram)

Dimissioni e chiarimento. “La Lega invece finora si è tirata indietro”, attaccano i grillini, “ha minimizzato, e non ha dato risposte ai cittadini. O, peggio, ha cercato di spostare l’attenzione sposando la linea dell’Espresso e attaccando in maniera strumentale Virginia Raggi”.

Il Blog delle Stelle prende di mira il leader del Carroccio: “E’ come Berlusconi e Renzi”. Il suo è un comportamento “figlio di un’era che pensavamo ci fossimo messi alle spalle. Gli italiani hanno il diritto di sapere come vengono gestiti i loro soldi. Hanno il diritto di sapere se chi li governa agisce per un interesse personale o collettivo”.

Siri, secondo i pentastellati, ha dato due versioni contrastanti nel giro di 24 ore: “Lo abbiamo visto dire in un primo momento che non si era mai occupato di eolico e di non sapere chi fosse Arata. Il giorno dopo, però, ha ammesso di aver presentato degli emendamenti sull’eolico e di conoscere anche Paolo Arata”.

“Mafia e mazzette”

Arrivano le domande. La prima: “Quali sono i reali rapporti tra Siri, la Lega e Paolo Arata, l’ex parlamentare di Forza Italia che, secondo l’accusa, sarebbe vicino a Vito Nicastri, imprenditore indicato dai magistrati come “finanziatore” della latitanza del boss Matteo Messina Denaro?”. Secondo quesito: “Perché il sottosegretario Siri ha presentato più volte delle proposte, sempre bloccate e rispedite al mittente dal MoVimento 5 Stelle, per incentivare l’eolico? Per quale fine?”. Terzo: “Perché Siri si è contraddetto, cambiando versione più volte” prima dicendo di non essersi mai occupato della materia e poi ammettendo di aver presentato l’emendamento sugli incentivi all’energia alternativa perché “Arata mi ha fatto una testa così e gli ho detto va bene, mandamelo”? Infine, l’ultima domanda è rivolta a Giancarlo Giorgetti: “Il figlio di Arata è stato assunto da lui presso il Dipartimento programmazione economica”. Il sottosegretario alla Presidenza, “sapeva che era figlio di Arata e dei rapporti del padre con Nicastri?”.

La rappresaglia grillina arriverà al Senato quando si voterà la mozione di sfiducia individuale sul sottosegretario indagato. Il M5s sommerà i suoi voti a quelli del Pd per mandare a casa Siri, se nel frattempo non avrà fatto un passo indietro di sua spontanea volontà. “Chiederemo un intervento del presidente del Consiglio”, annuncia il capogruppo grillino a Palazzo Madama Patuanelli, “Siri lasci, chiarisca e poi in caso ritorni al governo”.

Salvini da questo orecchio non ci sente proprio: il sottosegretario resterà al suo posto, “in consiglio dei ministri”, riferisce, il tema non è stato trattato, perché i ministri grillini non c’erano”. In ogni caso, nessuna corruzione, giura il capitano: “Non abbiamo visto una lira, sia chiaro. Chi aveva una marcata crescita dell’eolico nel suo programma era il M5S”. Arata? “L’ho visto una volta nella vita, è venuto a un convegno della Lega come docente universitario esperto in energia”.

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