Luigi Di Maio (Instagram)

Persi altri 140mila voti in Friuli. Di Maio chiede il voto a giugno (ma non si può fare)

A Luigi Di Maio sarebbe bastato leggere l’oroscopo di Branko. Per scoprire che non era il momento di osare troppo, avendo Saturno contro. Il resto lo ha fatto l’inesperienza politica del capo del Movimento 5 Stelle. Che adesso si trova in un vicolo cieco, dove si è andato a cacciare da solo. Giggino ha spento anche il secondo forno, quello acceso insieme con il Pd. Ci è finito abbrustolito dentro. Di Maio ha reagito alla sua maniera, innervosendosi, alle provocazioni di Matteo Renzi. L’ex segretario dem, da Fabio Fazio, ha detto che per lui un patto di governo con i Cinquestelle non sta in cielo né in terra. Il deputato di Pomigliano d’Arco poteva risolverla con un’alzata di spalle. Ricordando che Renzi non è più il leader del Pd. E che era il caso di attendere la direzione del partito. Ha colto invece l’occasione per far saltare l’abboccamento. Quasi che aspettasse una scusa per farlo. “Visto che abbiamo ottenuto un risultato straordinario, ma non abbiamo ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi”, ha dichiarato, “non pensavo che fosse facile, ma neanche impossibile: è vergognosa la maniera in cui tutti i partiti stanno pensando tutti al proprio orticello e alle poltrone”.

Il Pd sembrava “aver messo da parte Renzi relegandolo a senatore semplice come lui stesso si era definito, ma lo abbiamo visto addirittura riproporre una riforma costituzionale, dopo che gli italiani gliene avevano già bocciata una. Anziché chiedere umilmente scusa per i danni fatti dal suo governo, ha attaccato me e il M5S, chiudendo a qualsiasi ipotesi di contratto”. Era l’ultima cosa che “avremmo voluto fare”, prosegue, “ma questa legge scritta da loro ci imponeva di trovare una soluzione per gli italiani e avevamo deciso di seguire un metodo: le ‘cose buone’ che erano contenute nei programmi elettorali”. Il M5S, ha aggiunto, è “post ideologico, le nostre idee non sono né di destra né di sinistra, le idee o sono buone o sono cattive. E avevamo tutta l’intenzione di portare a casa il risultato, lo abbiamo dimostrato concentrando il dibattito sui temi e non sulle poltrone”. E’ andata male.  

“Molla Silvio”

E ora? Il M5s si è bruciato i ponti intorno. Ha fatto saltare il dialogo con la Lega ponendo il veto su Silvio Berlusconi e chiedendo a Matteo Salvini un parricidio. In cambio, al leader della Lega non veniva offerto Palazzo Chigi, ma un ruolo da numero due. Giustamente “il capitano” ce li ha mandati. A questo punto i grillini hanno provato a combinare con il Pd, purché si impegnassero a firmare un contratto e a nascondere Renzi sotto a un tappeto. Ma Matteo, alla prima occasione, ha fatto saltare il tavolo. Anche questa seconda ipotesi non contemplava il passo indietro di Di Maio. E non è finita: tutto questo “sporcarsi le mani” nella trattativa con gli altri partiti ha appannato l’immagine grillina. Minando la loro credibilità di movimento antisistema. L’elettorato, puntuale, li ha purgati. Di Maio era sicuro di prendersi il Molise. Invece, nel giro giro di un mese, ha perso più di trentamila voti, lasciando la Regione al centrodestra. Il risultato del Friuli è stato pure peggio. Partivano dal 24 per cento delle Politiche, hanno preso il 7. Hanno lasciato sul campo 139mila voti. Soprattutto, preoccupa la fuga degli elettori pentastellati verso la Lega. 

Il calo dei 5s in due mesi

Ma la strategia dimaiana non prevede l’autocritica. Ieri ha fatto l’ennesima forzatura, chiedendo al Quirinale di sciogliere le Camere per andare al voto a giugno (cosa oramai tecnicamente impossibile). “A questo punto non c’è altra soluzione, bisogna tornare al voto il prima possibile. Tutti parlano di inserire un ballottaggio nel sistema elettorale, ma il ballottaggio sono le prossime elezioni quindi io dico a Salvini, andiamo insieme a chiedere di andare a votare e facciamo questo secondo turno a giugno. Facciamo scegliere i cittadini tra rivoluzione e restaurazione”. Di Maio ha provato a fare di nuovo sponda sul Carroccio, incassando un altro due di picche. “Salvini ha preferito gli interessi di un condannato incandidabile a quelli degli italiani. Gli ho parlato a cuore aperto, niente, lui ha scelto Berlusconi, uno che ha creato Equitalia e ha fatto la legge Fornero, è una cosa per me incomprensibile mantenere una coalizione divisa su tutto costruita per arraffare posti in Parlamento piuttosto che fare qualcosa di buono per l’Italia”. Anche la Lega dice no alle elezioni subito. Il centrodestra tornerà alla carica con il Quirinale per chiedere un mandato a formare un governo che si regga sulla “non-sfiducia” di altri partiti. Quali? Salvini dice “assolutamente no” al Pd. Ma, tolti i Cinquestelle, restano solo loro.   

      

 

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