Matteo Salvini (Instagram)

“Voto a luglio”. Così i gemelli diversi Di Maio e Salvini hanno messo in mezzo il Cav

Litigano. O fanno finta di litigare. Perché Matteo Salvini e Luigi Di Maio perseguono lo stesso obiettivo. Che non è quello, dichiarato, di formare un governo giallo-verde. Ma quando mai. L’intenzione reale, e lo si capisce solo a fine giornata, è quella di andare al voto a luglio. Ma il leader della Lega ha il problema di arginare le resistenze di Silvio Berlusconi. Che, prima di salire al Quirinale, ancora pensa sia fattibile il “piano b”: il governo istituzionale proposto da Sergio Mattarella al “buon cuore” dei partiti, per scavallare la finestra elettorale estiva, sterilizzare l’aumento dell’Iva e riscrivere la legge elettorale. Salvini fa sponda (involontariamente?) sul nuovo veto di Di Maio per mettere il Cavaliere spalle al muro. La Lega non rompe l’unità del centrodestra. Ma anche Forza Italia deve fare lo stesso. E dire no al richiamo quirinalizio alla responsabilità.

SILVIO ATTAPIRATO

Il lunedì comincia come era finita la domenica. Con il vertice di centrodestra in riunione permanente. Poco prima di salire al Colle, la coalizione decide la linea. Non senza sofferenza da parte di Berlusconi. Il malessere del Cavaliere viene immortalato nella foto di rito: tutti sorridono, compreso Mattarella, e lui sta rigido. Col muso da tapiro. Salvini si autopropone al Capo dello Stato per formare il governo. Quando Mattarella chiede conto dei numeri in Parlamento, prende la parola il Cav. E prova a imbastiglierla. La maggioranza c’è, assicura l’ex premier, ma i “responsabili” non vengono ancora allo scoperto per “ovvie ragioni” di opportunità. Il Presidente non è convinto. Le cose vanno come voleva Salvini. Il quale, uscendo, ribadisce che la prima opzione del centrodestra restano le elezioni. Subito.

ALLE URNE IL 22 LUGLIO (FORSE)

Il “capitano” poco dopo è alla Camera. Con Giancarlo Giorgetti va a incontrare Di Maio. La prima data per andare al voto è l’8 luglio, dicono. I due, al netto degli insulti in pubblico, sono nuovamente d’accordo nella sostanza. E, in serata, è corale anche il no alla proposta di Mattarella, per un “governo neutro” che traghetti il Paese fino alla fine dell’anno. In assenza di defezioni, Cinquestelle e Lega hanno 379 deputati e 185 senatori. Potrebbero governare insieme. Ma ne hanno zero voglia. Allora si accontentano di stoppare il tentativo quirinalizio. “Per carità, quale governo neutrale”, dichiara Salvini, “qui ci vuole un esecutivo coraggioso che difenda gli italiani in Europa”. Meglio votare, insiste. Berlusconi? Matteo lo mette in guardia: “Spero che mantenga la parola data e abbia la nostra stessa coerenza”. In serata esce una nota di Forza Italia. Gli azzurri saranno leali, ma iniziano a smarcarsi, annunciando di preferire il voto in autunno e non in piena estate. Dai primi conteggi fatti, considerando che per attivare il voto degli italiani all’estero occorrono 60 giorni, la prima data utile in realtà sarebbe il 22 luglio. Ciò significa che, traccheggiando un po’ con il dibattito sulla fiducia, si può agevolmente arrivare a chiudere la finestra estiva. E pazienza: traslare le urne non sarebbe un colpo di Stato. Al massimo un colpo di sole.

Per Salvini è l’occasione della vita. Andrebbe al voto da candidato premier della coalizione e in condizioni irripetibili. Con Berlusconi ancora incandidabile, Forza Italia in difficoltà, il Pd in crisi profonda: “Sarebbe un referendum tra noi e il M5s”, dice, puntando in alto: “Voglio una Lega al 25%. E se la coalizione supera il 40%, vincendo nella maggior parte dei collegi, basta! Partita finita, niente balletti…”.  D’accordo con il leader della Lega anche Giorgia Meloni: “All’Italia”, dichiara, “non serve un governo neutrale, ma un governo capace di schierarsi con gli italiani. Non ci è francamente chiaro perché il Presidente della Repubblica voglia verificare in aula se un governo di sua emanazione abbia o meno la fiducia”, senza dare la stessa opportunità al centrodestra. “Per noi è incomprensibile e non condivisibile. Non ci saranno i voti di Fratelli d’Italia per un altro governo nato nei laboratori del Quirinale e incapace di dare risposte ai cittadini”.

 

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