Silvio Berlusconi (Instagram)

Fi: cercasi volontario che ceda il seggio a Berlusconi. Ecco la lista

Finiti i festeggiamenti, smaltito lo champagne, ora c’è un problema pratico da risolvere. Silvio Berlusconi, ottenendo la riabilitazione dal tribunale di Milano, ha riavuto indietro i suoi diritti politici. Può candidarsi, essere votato ed eletto. Ci vuole un volontario, allora. Un deputato o un senatore di Forza Italia che lasci il suo seggio al Cavaliere, perché Silvio non vede l’ora di rimettere piede nelle assemblee elettive. Non basta uno qualsiasi. Serve un parlamentare eletto nel riparto uninominale. Perché il Rosatellum prevede, in caso di addio di un onorevole proclamato in un collegio, la celebrazione di elezioni suppletive che diano al corpo elettorale la possibilità di scegliere il successore.

A CHI TOCCA

Ad Arcore forse no, ma a Roma esiste una perifrasi calzante al caso: A chi tocca, nun s’ingrugna. Anche se il nuovo sistema di voto ha stabilito un rapporto più diretto tra eletti ed elettori, i parlamentari restano dei “nominati”. E se il capo schiocca le dita per riavere indietro la poltrona gentilmente concessa, bisogna assecondarlo. Tra le decine di deputati e senatori che ieri hanno assaltato il centralino di Villa San Martino pare che nessuno abbia fatto il gesto di mettere a disposizione la cadrega. Sceglierà Berlusconi. Chi?

Foto Instagram
IPOTESI UMBRIA O CALABRIA

Il leader azzurro ha in mano una lista di “sacrificabili”. Tra questi ci sono deputati e senatori con il doppio incarico. Perché Silvio ci tiene a che nessuno, per fare un favore a lui, ci rimetta carica e stipendio. Tra questi c’è Raffaele Nevi, consigliere regionale dell’Umbria appena eletto a Montecitorio nel collegio di Terni. L’azzurro aveva deciso di optare per il Parlamento presentando le dimissioni dal Consiglio. Ma forse può ancora cambiare idea. Francesco Cannizzaro, deputato di Gioia Tauro e consigliere calabrese, non ha ancora deciso dove stare, invece. Pure il suo nome è evidenziato nella short list berlusconiana. Se si dimettessero subito, si voterebbe a settembre. Sempre che la crisi istituzionale non degeri e si vada verso il voto anticipato. In quel caso Berlusconi non avrebbe favori da chiedere.

I FEDELISSIMI

L’altro tema è chiedere un passo indietro a un fedelissimo: Niccolò Ghedini, Licia Ronzulli e Giorgio Mulè, per esempio, sono stati eletti nell’uninominale, in collegi molto sicuri oltretutto. Però Berlusconi non vuole privarsi delle persone di cui si fida di più, specie adesso che comincerà una fase parlamentare molto turbolenta. Idea scartata. Come quella di chiedere un sacrificio a Paolo Romani o a Renato Brunetta: dopo le incomprensioni degli ultimi mesi, Silvio non se la sente. Allora resta in ballo il lodo Biancofiore: attendere le elezioni in Trentino Alto Adige e subentrare al futuro presidente (tutti i possibili candidati sono in Parlamento). In terra altoatesina, Silvio si sente a casa. La scorsa estate a Merano ha trascorso un lungo periodo detox in una clinica del posto. Ci tornerebbe molto volentieri. Alternando bacche di goji e comizi. L’altra tesi è di attendere le elezioni europee. E posticipare al maggio 2019 il suo ritorno nelle assemblee elettive. “Ad ottobre”, ricorda la deputata azzurra, “ci saranno le elezioni regionali in Trentino Alto Adige e i probabili candidati alla presidenza sono tutti parlamentari in carica”. Chi sarà eletto “lascerà libero il proprio collegio elettorale che, se vorrà tributarci questo onore, riporterà Berlusconi in Parlamento”. Ultima opzione: in autunno le Camere dovranno indicare i consiglieri laici del Csm. Selezionando bene il candidato, gli azzurri potrebbero fare spazio al Cav senza sacrificare nessuno. Ma sarebbe un’operazione da pianificare con il resto del centrodestra. E il clima in questa fase non è idilliaco. Basti guardare alla freddezza con cui Matteo Salvini e i suoi hanno appreso la notizia della riabilitazione berlusconiana. Ogni volta che pensano di averlo archiviato, quello risorge.

 

 

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