Amatrice 2018: turismo macabro e macerie ancora da rimuovere

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Ad Amatrice hanno dovuto mettere dei cartelli per vietare i selfie. Perché, spiegano, la domenica c’è chi si fa anche cento chilometri per scattarsi una foto davanti ai cantieri e dire “io c’ero”. E’ il turismo macabro, il maceria tour. Il risvolto positivo, uno c’è, è che queste carogne motorizzate sostano anche all’area food per gustarsi un piatto di amatriciana. Poi rimboccano la Flaminia e se ne vanno. Tutti soddisfatti. Loro sì. Il polo del gusto, struttura in legno e vetro realizzata grazie alle donazioni private, ospita otto ristoranti ed è l’unico angolo dove si respira normalità. O quasi. Ogni tanto manca l’acqua. Da Giovannino hanno avuto la pessima idea di mettere delle lampade pendenti. Un refolo di vento e si muovono. Così un brivido lungo la schiena ti rovina l’appetito.

Ground zero – Per il resto, a due anni dal sisma, Amatrice è ground zero. Un fotoamatore del posto ti mostra due foto scattare col drone. Il prima e il dopo. Il dopo è un paesaggio lunare. Le demolitrici continuano a fare brandelli di pezzi di tufo. Le braccia meccaniche staccano dal ventre dei palazzi tubature e cavi come fossero visceri.

1,6 milioni di tonnellate di macerie – La ricostruzione? E chi lo sa. Al momento una parte degli edifici è stato polverizzato, ma i detriti stanno ancora lì. Secondo Legambiente, solo il 40 per cento delle macerie pubbliche è stato rimosso nell’area del sisma del Centro Italia. Restano ancora 1,6 milioni di tonnellate: “Ha pesato la mancanza di pianificazione preventiva, visto che ci sono voluti mesi per individuare e autorizzare siti temporanei idonei a conferire le macerie. La mancanza di mappe del materiale pericoloso e di quello storico ha rallentato la rimozione. I tempi delle demolizioni e quelli della rimozione, affidati a soggetti diversi, molto spesso non sono coordinati. E poi”, denuncia ancora l’associazione, “c’è il problema della gestione delle macerie private, quelle che saranno prodotte dalle demolizioni che faranno i privati, di cui manca una stima e la partita innovativa da giocare legata al recupero degli inerti”.

Liti sulle casette assegnate – Sono state consegnate le casette in legno. Ma trovare terreni in piano dove realizzarle non è stato facile. Così i lotti sono dislocati a chilometri di distanza gli uni dagli altri. Risultato: la comunità si è disgregata. C’è un polo dove hanno trovato posto i servizi: il supermercato, la banca, l’edicola, qualche negozio. Ma trovare parcheggio è un disastro, gli incontri si fanno fortuiti e radi. Chi poteva se n’è andato. Gli altri hanno accettato l’assegnazione del Comune. Ma denunciano favoritismi. Gli appartamenti erano da quattro o da otto posti. Chi si è visto negare le case più grandi accusa gli assegnatari più fortunati: non ne avevano il diritto.

La scuola della Ferrari – Le sole strutture tirate su finora sono quelle finanziate dai privati, come la scuola donata dalla Ferrari, unico manufatto in cemento armato. L’intervento pubblico invece si è perso dietro la burocrazia e vari livelli decisionali che si sovrappongono e si scontrano. Il cambio di governo non ha migliorato la situazione. Anzi. “Il governo deve imprimere al più presto una accelerazione vera, no a chiacchiere”, dice il sindaco di Arquata Aleandro Petrucci, “vengano qua a vedere la nostra realtà, a rendersi conto personalmente che il terremoto non ha avuto gli stessi effetti e che Arquata, Accumoli, Amatrice, per esempio, non possono essere accomunate ad altri centri che di danni e di morti ne hanno avuti certamente di meno”. Il problema, dice Petrucci, è anche che l’attuale commissaria per la ricostruzione Paola de Micheli appartiene al Pd: “Chi è in questo momento il nostro interlocutore? L’attuale commissaria è di una differente collocazione politica e capisco che i nuovi governanti vogliano affidarsi a persone loro. Ma quando decideranno? Saranno persone realmente competenti?”. De Micheli difende il suo operato: “Ci sono duemila cantieri aperti e 402 immobili privati già ricostruiti in cui sono già tornate le famiglie. Credo sia necessario riconoscere anche quello che è stato fatto”. Il suo posto potrebbe essere preso ben presto dall’ex sindaco di Amatrice Pirozzi, dato in avvicinamento alla Lega.  

 

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