Di Maio e il caciocavallo

Dibba insulta Berlusconi e Salvini. Ma il suo obiettivo è Di Maio

“Nessuno può venire a dire a me cosa devo fare. Abbiamo il diritto di fare per primi una proposta di governo, vediamo che succederà, ma nessuno può dire ‘tu sì, tu no’, queste sono cose inaccettabili in una democrazia…”. Silvio Berlusconi accetta la sfida. E torna in campo. Ieri era in Molise per la campagna elettorale. E oggi ci tornerà di nuovo per sostenere il candidato del centrodestra alle Regionali Donato Toma.

E dire che fino a qualche giorno fa, il Cavaliere era di tutt’altro avviso. Si era quasi convinto a fare quel “passo di lato” che gli alleati gli avevano chiesto per agevolare la nascita di una maggioranza con il Movimento 5 Stelle. La soluzione in ballo era la nomina di Antonio Tajani al vertice di Forza Italia e un coinvolgimento “light” dei forzisti nella squadra di governo. “Era tutto in discesa”, spiega un colonnello azzurro, “finché Dibba non ha avvelenato i pozzi…”. Alessandro Di Battista ha detto che Berlusconi è “il male assoluto”, la rovina di questo Paese. E ieri è tornato sul luogo del delitto. Stavolta mettendo nel mirino Matteo Salvini. Lo ha paragonato a “Dudù”, dicendo che il Cav lo tiene al guinzaglio. Addirittura sotto ricatto, adombrando passaggi di soldi e garanzie fidejussorie. “E’ evidente”, prosegue la fonte azzurra, “che Dibba sta facendo di tutto per scompaginare i piani di Di Maio. E’ principalmente un problema tra di loro”.

Il rapporto Letta-Spadafora

In effetti i toni di Luigi Di Maio verso Berlusconi sono sempre stati duri, ma mai insultanti. Tra i due c’è un canale di collegamento, che passa dal buon rapporto che Gianni Letta e Vincenzo Spadafora hanno dai tempi in cui il primo era sottosegretario alla Presidenza e il secondo presidente dell’Unicef. Ma tutto è stato vanificato dall’irruzione sulla scena di Di Battista. Che ha determinato la reazione “d’orgoglio” dell’ex premier.

Adesso è lo stesso Letta a consigliare non più prudenza, ma reazione. Ciò spiega lo show berlusconiano al Quirinale. E il ritorno di Silvio sul campo dopo mesi, forse anni. Anche nell’ultima campagna elettorale, infatti, Berlusconi aveva preferito le tv al corpo a corpo con gli elettori. L’ex premier sale di nuovo sul predellino: “Votare il centrodestra”, dice, “non disperdiamo consensi a favore di chi non offre soluzioni ai problemi del Paese”. Poi spiega che per fare il governo non c’è bisogno dei Cinquestelle, bastano i voti del centrodestra. E quelli che mancano? “Troveremo in Parlamento il consenso delle persone di buon senso”, assicura. Ma questa è proprio la formula che Salvini ha già scartato, continuando a sperare in un asse con il Movimento 5 Stelle.

Salvini rompe solo se fa il premier

La prossima settimana il Quirinale prenderà decisioni. E’ possibile che venga affidato un primo mandato esplorativo alla presidente del Senato Elisabetta Casellati. A Berlusconi andrebbe bene un governissimo con tutti dentro, ma Salvini ha detto “mai col Pd”. Parimenti, Silvio pone il veto sulla collaborazione con i pentastellati: “Matteo romperebbe il centrodestra solo se Di Maio gli offrisse Palazzo Chigi”, ragionava ieri con i suoi il Cavaliere, “ma voi ci credete?”.      

 

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