Paolo Gentiloni (Instagram)

Arrivederci, ciao. Anzi no: Gentiloni compra 20 droni. Costo 766 milioni

Arrivederci, ciao. Però prima di salutare il governo di Paolo Gentiloni compra una flotta di droni. Sono venti. Per un costo complessivo di 766 milioni di euro. Mica male per un esecutivo in carica per gli affari correnti. E già, perché ci sono anche quelli volanti. Con lettera dell’8 febbraio 2018, quindi a legislatura agli sgoccioli, il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha trasmesso la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale concernente l’acquisizione, comprensiva del relativo sostegno logistico, di aeromobili a pilotaggio remoto della categoria MALE (Medium Altitude Long Endurance). Il parere toccherà alle Commissioni speciali di Montecitorio e Palazzo Madama. Quelle, cioè, dove passeranno tutti gli atti del governo in attesa che si formino le Commissioni permanenti. In caso di spese in campo militare, l’orientamento del Parlamento è vincolante. Se rispedisce al mittente uno schema di decreto, la Difesa deve tenere conto delle osservazioni di deputati e senatori e correggere. Se torna in Commissione e questa dice no, allora è no.

Roma la… drone

“I velivoli a pilotaggio remoto”, spiega il dossier preparato degli uffici della Camera, “sono stati introdotti nella tecnologia militare da alcuni anni, in particolare negli Stati Uniti. Essi consentono, in primo luogo, di effettuare ricognizioni in ambienti ostili e ad alto rischio, senza che venga messa repentaglio la vita di un pilota. L’assenza del pilota permette poi di costruire un velivolo molto più piccolo, capace di manovre aeree molto più impegnative, tali da essere difficilmente sopportate da un essere umano. Le ridotte dimensioni lo rendono inoltre di più difficile individuazione da parte del nemico. L’evoluzione della tecnologia ha consentito lo sviluppo di sistemi di pilotaggio remoto più evoluti, e quindi ha recato impulso alla produzione e sviluppo di velivoli UAV. La riflessione teorica sullo sviluppo di questi sistemi si sta orientando su una evoluzione volta a rendere possibile, in futuro, il pilotaggio remoto da parte di altri aeromobili, prevedendo altresì il contemporaneo pilotaggio di piccole flottiglie di UAV. Quanto alle immagini restituite dagli UAV, si sta studiando la possibilità di integrare le informazioni fornite dal velivolo direttamente nei sistemi di comando e controllo delle forze impegnate sul campo. Un ulteriore sviluppo oggetto della ricerca è costituito dalla ipotesi di dotare questi velivoli di armamenti (cosiddetti UCAV, Unmanned Combat Aerial Vehicles)”.

L’antimilitarismo del M5s

Sul parere il Movimento 5 Stelle non si è ancora espresso. Anche se Luigi Di Maio è il volto rassicurante dei grillini, tra i pentastellati restano delle sacche significative di antimilitarismo. Sono stati loro, nella scorsa legislatura, a chiedere con insistenza di rivedere le commesse di acquisto degli F35, proponendo un taglio drastico al bilancio della Difesa. Ma i droni servono. Secondo quanto riportato nella scheda illustrativa allegata alla richiesta di parere parlamentare, “il programma pluriennale in esame trova la propria giustificazione nella necessità di dotare la Difesa di strumenti particolarmente sofisticati nella raccolta di informazioni inerenti ad un detreminato teatro operativo, ovvero per monitorare e sorvegliare vaste aree di territorio e garantire una rapida distribuzione delle informazioni ai centri di comando e controllo e agli operatori al suolo. Gli aeromobili in questione potranno, inoltre, essere utilizzati in scenari e contesti diversificati di cooperazione militare e civile”. Il programma di acquisizione andrà avanti fino al 2032. In totale saranno 10 sistemi, costituiti ciascuno di due velivoli ed una stazione di comando e controllo. Il costo complessivo del programma è stimato in 766 milioni di euro.

 

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