Garibaldi Di Maio

La Difesa paga ancora i reduci garibaldini (158 anni dopo Teano)

Se fossero ancora in vita i “Mille”, a loro spetterebbero 32 euro a testa. Un sacco di soldi se convertiti in lira sabauda. Magari rivalutati con 158 anni di interessi arretrati. Il fatto è che sono tutti inevitabilmente all’altro mondo. In compagnia dell’eroe dei due mondi: Giuseppe Garibaldi.

In tempi di social network avere un migliaio di follower è un’impresa da poco. Nella seconda metà dell’Ottocento, invece, era un’epopea. Che lo Stato italiano, unitario anche e soprattutto per merito delle “giubbe rosse”, non ha mai smesso di ricordare. Però la burocrazia tricolore è strana. Delle volte ci vuole morti, per risparmiare sulla previdenza sociale e far quadrare i conti dell’Inps. Altre volte pensa di avere a che fare con degli highlander. E’ il caso del ministero della Difesa. Che ha appena stanziato 32mila euro in favore dell’associazione veterani e reduci garibaldini. Veterano deriva dal latino vetus, vecchio. Se ci fosse ancora in giro qualche camicia rossa, altro che quarta età, sarebbe Matusalemme. Però ci sono gli eredi, i parenti, gli affini, i nostalgici. Sono loro che incassano. Perché c’è una legge che prevede il ciclico stanziamento di fondi per l’associazionismo combattentistico. E pazienza se in Italia non si tocca una baionetta da più di settant’anni. Abrogare quella norma pare brutto. Sembrerebbe quasi di far torto alla memoria di chi ha sacrificato la propria vita in nome di una bandiera. Eppoi ci sono di mezzo i partigiani. Guai.

UN MILIONE AI PARTIGIANI

Alla Camera è appena stato depositato lo schema di decreto ministeriale sui contributi ad associazioni combattentistiche e d’arma. Succede ogni anno. L’atto porta la firma della ministra Roberta Pinotti ed è una delle ultime carte che ha siglato prima di salutare e lasciare il posto a Elisabetta Trenta. La parte del leone, come l’anno precedente, tocca alle associazioni combattentistiche e partigiane. Alle quali è stato destinato uno stanziamento di un milione netto. Altri 693mila euro spettano le associazioni d’Arma, di categoria e di specialità. Le singole cifre sono queste: ciechi di guerra (48mila euro), combattenti interalleati (41mila), combattenti e reduci (97mila), combattenti volontari antifascisti in Spagna (26mila), famiglie dei caduti e dei dispersi in guerra (55mila), famiglie dei martiri caduti per la libertà della Patria (81mila), mutilati e invalidi di guerra (62mila), partigiani (100mila), veterani e reduci garibaldini (32mila), associazioni partigiane (50mila), volontari della libertà (85mila), partigiani cristiani (40mila), ex internati (41mila), reduci dalla prigionia (90mila).

Ora: al ministero sono consapevoli di quanto anacronistiche siano queste associazioni. Anche se non lo possono dire. Per cui nel decreto è stato inserito un imbuto. Per evitare che i soldi pubblici finiscano comunque inutilizzati o usati male. Le dazioni non sono automatiche, ma soggette a una valutazione ministeriale. La Difesa considererà la possibilità di ridurre, fino ad azzerare, i contributi assegnati in quota fissa “in base al numero degli iscritti a quei sodalizi che non abbiano presentato progetti meritevoli di finanziamento”. E’ previsto inoltre l’obbligo per le associazioni di rendicontazione, “come condizione vincolante per l’assegnazione dei fondi stessi”.

NIENTE SOLDI PER LE BOLLETTE

C’è poi il tentativo di sensibilizzare le associazioni perché si fondano tra loro, “affinché realizzino forme associative in un’ottica interforze nel rispetto della libertà di associazione”. Dal momento che oramai i reduci si contano sulle dita di una mano, la Difesa prova a sterzare il finanziamento verso le iniziative che celebrino la memoria, la manutenzione dei siti monumentali, i cimiteri e i sacrari di guerra. Sono premiate anche le “attività divulgative nelle scuole e negli istituti di formazione volti a favorire la diffusione e la conoscenza delle vicende storiche connesse alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale, nonchè di progetti riferiti all’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali e alle celebrazioni del settantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione italiana”. Il decreto, invece, non finanzierà le bollette della luce, le sedi e i siti internet.

 

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