• Andrea Greco, M5s (Instagram)
  • Grafico Elezioni Molise

Non è un paese per tronisti: M5s in Molise perde 33mila voti in un mese

Ecco il Gattopardo molisano. Tutti a evocare l’arrivo della Terza Repubblica e invece ritorna la Prima. Domenica in Molise hanno trionfato i centristi, risorti dalle ceneri del 4 marzo. Alle elezioni politiche erano spariti. Ma era un arrivederci, non un addio. Il centro, alleato con il centrodestra, ha totalizzato più del 24 percento. Distribuito tra l’8,3 di Orgoglio Molise (lista vicina all’eurodeputato azzurro Aldo Patriciello), il 7,2 di Popolari per l’Italia, movimento dell’ex ministro della Difesa Mario Mauro, il 5,1 dell’Udc di Lorenzo Casa, il 3,5 dell’ex presidente della Regione Michele Iorio, che ha presentato una omonima lista. Questo exploit centrista ha premiato la coalizione che sosteneva Donato Toma, andando a pescare voti in casa del Movimento 5 Stelle, del Pd e di Forza Italia. Facendo un raffronto con le Politiche del 4 marzo, cosa viene fuori? Anzitutto che, in 49 giorni, i Cinquestelle hanno perso 33mila voti, scendendo dal 44,7 per cento al 31,5. Il Partito democratico, detentore della giunta uscente, sprofonda sempre di più, dal 15,2 al 9 per cento. Anche Forza Italia dimagrisce notevolmente (dal 16,1 al 9,3), ma la giustificazione va trovata nelle presenza della lista civica legata a un esponente berlusconiano (Patriciello) che si è voluto mettere in proprio. Quello che interessava al Cavaliere era di non essere superato dalla Lega. Missione compiuta: il Carroccio si ferma al 8,2 (in crescita di uno 0,4 rispetto alle Politiche), la presenza costante di Matteo Salvini non ha premiato più di tanto i leghisti. Che al Sud continuano ad avere difficoltà di penetrazione.

Grafico Elezioni Molise

Ora: è difficile dare una lettura politica alle poche migliaia di voti che hanno determinato il risultato molisano. Oltretutto allo scrutinio ha partecipato solo il 50 percento degli aventi diritto. Siccome però sono stati i big della politica a classificare come “test nazionale” il voto di domenica, assecondiamoli. Luigi Di Maio si aspettava di eleggere il primo governatore a Cinquestelle. Invece Andrea Greco, un passato ai casting di Maria De Filippi come aspirante tronista (Berlusconi dixit), continuerà a fare l’attore. Alle paillettes, i molisani hanno preferito la concretezza, magari un po’ triste, del commercialista Toma. Si può parlare di sconfitta politica? Sì, visto che il M5s partiva in vantaggio ed era strafavorito. E si può parlare anche di responsabilità personale del capo politico grillino, perché ci ha messo la faccia e ha partecipato costantemente alla campagna elettorale girando in lungo e in largo la piccola Regione. La leadership di Giggino si sta già appannando. Secondo Ipsos, lo stallo delle consultazioni è costato 6 punti di gradimento al golden boy pentastellato. Parafrasando Andreotti: il governo logora chi non lo fa.

Di Maio, giù nei sondaggi

Di Maio credeva di tornare da Campobasso con una medaglia da esibire al Quirinale nel giorno in cui Roberto Fico iniziava a esplorare un possibile accordo di governo con il Pd. Si è rivelata una patacca. M5s e Pd rientrano dal Molise con la coda tra le gambe. Anche la Lega in realtà. “Aiutatemi a diventare premier”, aveva chiesto Salvini agli elettori molisani. Ma il Carroccio non sfonda, non si impone come primo partito. Anzi, l’area del Ppe cresce e supera il 33 per cento (alle Politiche si era attestata sul 18). Magari tra una settimana, dopo le elezioni in Friuli, cambia tutto. Ma al momento il “capitano” continua ad arrancare nel percorso di trasformazione della Lega Nord in un partito nazionale. Il che un po’ frena le sue ambizioni di leadership.

Il voto molisano non dà a Sergio Mattarella indicazioni interessanti. Il centrodestra si consolida, è vero. Ma in Parlamento non ha numeri sufficienti per fare un governo tutto suo. Né le urne danno quella spinta che serviva a Salvini per mollare i suoi soci e abbracciare Di Maio: chi glielo fa fare. Berlusconi? Mette in bacheca un altro “Signor nessuno” che ha contribuito a eleggere a governatore di una Regione. Si tratta del secondo commercialista dopo l’exploit sardo di “Ugo chi?” Cappellacci. Era il 2009. Nove anni dopo non ha perso il tocco magico. “E’ stato un successo significativo. Abbiamo evitato la vittoria dei cinquestelle e ribadito che il centro-destra è la prima area politica”, commenta il Cav tutto soddisfatto.    

 

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