Renzinflex

Il Pd sprofonda. Ma sul morbido. Nelle sue sedi ora si vendono materassi.

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Quando sai di essere il “partito cuscinetto” delle consultazioni. Ma non ti accontenti, e passi direttamente ai materassi. Storia vera. Succede nel Pd. Precisamente al circolo “Ottavia-Palmarola”, periferia Ovest di Roma. Dove, per fare fronte agli affitti arretrati, i militanti hanno accettato di ospitare una vendita di letti. L’evoluzione del collateralismo è compiuta: una volta c’erano le toghe, ora le doghe. I fatti sono stati raccontati dall’edizione romana di Repubblica. Ed è una vicenda di pauperismo politico. Il circolo democratico aveva aperto nel 2008 grazie allo sforzo economico dei militanti. Che, con il tesseramento, contribuivano al pagamento delle spese. La sezione si era anche meritata l’encomio del “rapporto Barca,” quello che aveva fatto le pulci alla stragrande parte dell’organizzazione del partito erede del Pci.

Dai contenuti al letto contenitore

Poi l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, poi la crisi del Pd romano e l’ascesa, nel quartiere e nella città, del Movimento 5 Stelle, poi la crisi del renzismo. Insomma: il circolo, che nel frattempo è sceso da 180 a 50 iscritti, ha dovuto chiudere baracca. Dovendo precipitare, allora, meglio finire sul morbido. Qualche giorno fa, riferisce sempre Repubblica, la sede dem ha ospitato una “dimostrazione” di materassi. Una ditta offriva 400 euro per esibire i propri manufatti a un gruppo di cinquanta persone. E i simpatizzanti dem sono clienti perfetti: gente stressata dalle beghe di partito che ha bisogno di dormire rilassata. L’appuntamento insomma è stato combinato al volo e la sezione si è potuta ripagare parte degli affitti arretrati. E pazienza se al circolo Ottavia-Palmarola la discussione è passata dalla resistenza dei partigiani a quella delle molle. Dal valore della memoria della sinistra al Memory foam. Dai contenuti al letto contenitore. Dal riempire le piazze all’infagottarsi in una piazza e mezzo. Dal modello Macron al letto alla francese.

Sono tempi duri per la politica. Finanziamenti e rimborsi elettorali sono stati cancellati. Non ci sono più soldi per finanziare le sedi locali dei partiti. Che infatti sono chiuse, o stanno per chiudere. Oltretutto il modello deIle sedi virtuali sui social network e quello dei meet up introdotto dai Cinquestelle hanno reso obsoleta la sezione di partito come tradizionalmente intesa. Il Pd poi sta messo peggio degli altri. Fino alla scorsa legislatura i dem gestivano un tesoretto importante che derivava dal contributo ai propri gruppi parlamentari. Soprattutto alla Camera, perché i dem aveva usufruito del premio di maggioranza previsto dal Porcellum e avevano un gruppo assai numeroso. Percepivano circa 15 milioni di euro all’anno. Ma quello era il passato. Ora la loro quota si è molto ridotta.

Renzinflex

Il partito attualmente gestito da Maurizio Martina è quello che è più premiato dal 2 per mille, l’ultima forma di finanziamento pubblico autorizzato dalla legge. Gli elettori democratici si sono dimostrati i contribuenti più fedeli, il 49 per cento di coloro che hanno deciso di finanziare la politica ha scelto il partito dell’ex segretario Matteo Renzi. Con un incasso di circa 8 milioni di euro. Molti di questi soldi, però, sono stati assorbiti dalla campagna per il referendum costituzionale. Perso da Renzi, e costato politicamente ed economicamente. Così oggi il partito ha le casse vuote. Si taglia ovunque. A partire dalle spese delle sezioni locali. Che ora sono costrette a vendere i materassi “Renzinflex”…

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