Giorgia Meloni (Instagram)

Meloni chiede più destra nel programma: M5s la fa fuori

La permanenza di Fratelli d’Italia in maggioranza dura dalla colazione all’ora dell’aperitivo. Poi la destra viene sbalzata fuori a causa del veto irremovibile di Luigi Di Maio. Matteo Salvini, che tanto aveva insistito per avere Fdi in coalizione, subisce la decisione del socio. Senza protestare. Così l’asse rimane a due, nonostante la disponibilità di Giorgia Meloni a contribuire alla causa governativa. Per “patriottismo”, non per desiderio di ministeri.

Succede tutto in un giorno. Anche se i fatti di ieri sono l’epilogo di una strategia molto determinata dell’ex ministro della Gioventù. Passata dall’accusare il Quirinale di alto tradimento per aver posto il veto alla nomina di Paolo Savona, alla disponibilità a far parte di un esecutivo dove il professore veniva declassato di rango ministeriale. Dall’Economia alle Politiche Comunitarie. All’inizio i pentastellati sembrano d’accordo. “Se si sta al contratto la discussione è aperta a tutti e nel governo può stare anche Fratelli d’Italia”, dice Carlo Sibilia. Sembra fatta. Ma in molti, nel Movimento 5 Stelle, non la pensano come lui. Fdi chiede di aggiungere “alcuni elementi di destra” al contratto di governo. E prenota un ministero. Da affidare alla stessa Meloni.   

Ora tocca a Matteo Salvini perorare la causa di Fdi. Che è anche la sua, in realtà. Il segretario federale della Lega ci tiene a portarsi dietro un altro pezzo di centrodestra. Sia perché al Senato può mettere in sicurezza i numeri della maggioranza. Sia perché lasciare Forza Italia sola all’opposizione può essere utile al “capitano” per mettere ancor di più ai margini della scena Silvio Berlusconi. Sullo sfondo, inoltre, rimane sempre l’ipotesi di un listone unico di centrodestra a trazione leghista, che a quel punto avrebbe il sostegno di Fdi e di un gruppo di fuoriusciti forzisti. Insomma: l’asse con Meloni per Salvini è strategico.

Lo è. Ma non quanto l’intento di far partire il governo. Salvini non si può permettere un secondo strappo dopo quello della scorsa settimana sul prof Savona. Allora quando Di Maio gli dice che non vuole Meloni in maggioranza, Matteo protesta, poi china il capo. Giggino ha ingoiato altri bocconi amari in questi giorni. Tra i pentastellati c’è chi lo accusa ormai apertamente di debolezza. Di non saper imporre la prevalenza numerica dei Cinquestelle. La base del movimento è in fibrillazione. Alcuni contestano la deriva “fascista”, altri ricordano che Meloni fu ministro con Berlusconi e non si possono creare collegamenti con quella esperienza. Anche Guido Crosetto ha fatto parte di quel governo. Però nei suoi confronti i grillini hanno più benevolenza. La linea di Fdi, tuttavia, è risoluta. Se c’è un ministero in ballo, tocca alla leader, non ad altri.

Finisce male. Giancarlo Giorgetti comunica che il M5s non vuole allargare la maggioranza. L’annuncio lo dà la Meloni in sala stampa:  “Fdi non ha mai chiesto poltrone. Abbiamo detto che per patriottismo daremo una mano al governo”. Sarà astensione. Ma più per mantenere un minimo di coerenza, che per reale convinzione.  

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