Salvini Conte (Instagram)

Tav, fondi europei, nomine, coppie gay: Lega e 5s cominciano a litigare

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La scommessa che gira in Transatlantico è questa: chi sarà il primo ad appellarsi al Comitato di conciliazione, Luigi Di Maio o Matteo Salvini? Perché le quaranta pagine del contratto di governo prevedono tutto. Anche gli scazzi. Articolo primo, comma secondo. “In caso di conflitti”,  statuiscono le “sacre scritture” della maggioranza gialloverde, decide “la cupola”. Che è formata dal premier, dai due leader, dai capigruppo e dal ministro competente per materia.

PRIME GRANE

E le grane arriveranno. Alcune stanno già bussando alla porta di Palazzo Chigi: fondi europei, grandi opere, nomine, diritti omo. I baccanali da presa del potere sono finiti. Sul tavolo non c’è più lo champagne, ma i problemi da affrontare. Leghisti e grillini hanno sensibilità diverse. E questo si sapeva. La voglia di prendersi tutto li ha spinti a non enfatizzare le differenze. Però i nodi arrivano al pettine.

Nessuno vuole essere Robin

La Tav, per esempio. I Cinquestelle considerano la Torino-Lione un’opera inutile. Il ministro Danilo Toninelli si è chiesto se, finiti i binari, ci passerà mai un convoglio sopra. Ma non è solo quest’opera che i grillini mettono in discussione. Nel contratto, ricordano i pentastellati, c’è scritto chiaramente che tutte le grandi infrastrutture devono essere rivalutate secondo un criterio di costi/benefici. E quando dicono tutte intendono anche la Pedemontana, il terzo valico, il Mose e le bonifiche di Marghera. La Lega? A dicembre ha votato a favore del ddl di ratifica dell’accordo con la Francia. “Riesaminare la sostenibilità economica della Tav può avere un senso”, ha aperto Matteo Salvini, mettendo tuttavia in chiaro che “la Pedemontana non si tocca, né la veneta, né la lombarda, né altre grandi infrastrutture come il terzo valico”. Insomma: ecco il primo caso da mandare in camera di conciliazione.

“GAY? GUARDATI INTORNO”

E non sarà il solo. Il ministro della famiglia Lorenzo Fontana, pur assicurando di non voler cambiare la legge Cirinnà, ha detto che per lui normalità è avere un papà e una mamma. In casa grillina, invece, c’è grande sensibilità verso i diritti degli omosessuali. Non si toccano. “Dobbiamo arginare la Lega”, ha annunciato minacciosa la senatrice ortodossa Paola Nugnes. “Secondo Fontana le famiglie arcobaleno non esistono? Consigliamo al nostro alleato Fontana di aprire gli occhi. E vedere la realtà intorno a lui”, ha replicato Roberta Lombardi, intervistata a Un Giorno da Pecora.

Matteo Salvini (Instagram)

C’è contesa pure sui fondi per la coesione territoriale. Il ministro Paolo Savona, spalleggiato dalla Lega, aveva provato a invocare la delega per il suo dicastero. Giù le mani, ha detto ieri Luigi Di Maio: “La ministra Barbara Lezzi”, che dirige il ministero per il Sud, “si occuperà della questione di come si spendono i fondi europei”. Altro dispiacere per l’economista 82enne.

Finisce 0-0 il derby tra flat tax e reddito di cittadinanza. Nel senso che nessuno dei due provvedimenti sarà portata a breve in consiglio dei ministri. Però quello che è accaduto l’altro giorno in Regione Emilia-Romagna, dove i grillini hanno sostenuto il reddito di solidarietà proposto dalla giunta democratica e i leghisti si sono opposti, non può definirsi un buon rodaggio in vista delle scelte nazionali.

ARRIVANO LE NOMINE

Rimandate le scelte economiche più delicate, c’è un tema che non può essere dilazionato. Le nomine. Incombono. Entro il 16 giugno il Tesoro deve presentare la lista per Cassa Depositi e Prestiti. Poco dopo sarà rinnovato anche il cda della Rai. I Cinquestelle vogliono il controllo della Cdp con l’intenzione di farne una sorta di nuova Iri. Ma, nel contempo, non vogliono lasciare il controllo della Rai alla Lega. Voleranno stracci. La spartizione sarà un affare complesso. E ieri è stata nuovamente rimandata la cerimonia del giuramento dei sottosegretari. Non c’è ancora accordo su tutti i nomi. Soprattutto, non è ancora chiusa la partita della delega alle Comunicazioni né quella dei Servizi, che Conte potrebbe tenere per sé. A peggiorare il clima anche questo stato di campagna elettorale perenne. Che vede i contraenti del patto di governo su sponde avversarie. Ma sempre in sovrapposizione e in marcatura stretta. Come ieri in Confcommercio, dove Salvini e Di Maio sono finiti per pestarsi i piedi a vicenda.

 

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