Matteo Salvini (Instagram)

Al verde, ma davvero: alla Lega restano 480€ su un libretto postale

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I leghisti si tassano per tenere in piedi la baracca. Nel 2017 i parlamentari uscenti hanno versato al partito cifre che vanno dai 30 ai 50mila euro pro capite. Non basta. Perché la Lega chiude il conto economico con 1,8 milioni di passivo, come certifica l’amministratore di via Bellerio Giulio Centemero.

Le cronache giudiziarie descrivono un altro mondo. Il Carroccio avrebbe beneficiato di finanziamenti privati importanti. Come quello dell’imprenditore Luca Parnasi, finito agli arresti per l’inchiesta sullo stadio della Roma, che ha versato più di 200mila euro a un’associazione vicina alla Lega. Poi, però, vai a vedere le carte e scopri che i soldi, i leghisti, se li tolgono dalle indennità parlamentari e li versano al partito. Per far fronte alle spese. La sede, il personale, la campagna elettorale.

Matteo Salvini sul tetto della Camera
AL VERDE (IN TUTTI I SENSI)

Allegato alla relazione sulla gestione dei conti del Carroccio c’è l’elenco delle contribuzione volontarie. Il totale corrisponde a 1,3 milioni di euro. I versamenti sono riferiti al 2017. E sono arrivati in due tranche. Le prime sono state protocollate nell’autunno di quell’anno. Le seconde a marzo del 2018, poco dopo l’elezione. Matteo Salvini ha versato 36mila euro, la cifra dovuta dagli europarlamentari. Il ministro Lorenzo Fontana, suo collega a Bruxelles, ha fatto lo stesso. Più alte le contribuzioni dei parlamentari nazionali. Tra i più generosi Davide Caparini (58mila), Marco Rondini (56mila), Paolo Tosato (54mila), Nunziante Consiglio (54mila), Paolo Arrigoni (51mila), Stefano Borghesi (51mila), Jonny Crosio (51mila), Giancarlo Giorgetti (48mila), Cristian Invernizzi (48mila), Gianmarco Centinaio (46mila), Roberto Calderoli (45mila), Stefano Allasia (42mila), Stefano Candiani (42mila), Silvana Comaroli (51mila). Pur se ritiratosi a vita privata, anche l’ex governatore Roberto Maroni ha voluto dare una mano: 6.900, la sua elargizione.

Berlusconi e Salvini a Trieste (Instagram)

 

Il Carroccio, come gli altri partiti, paga la fine del finanziamento pubblico. Nel triennio 2010-2013 la media dei contributi ricevuti dallo Stato ammontavano a 14 milioni. Adesso l’unica fonte di sostentamento proveniente dall’erario è il 2 per mille sulle dichiarazioni Irpef. La Lega si classifica al secondo posto, dopo il Pd, tra i partiti “più amati” dai contribuenti. Le opzioni hanno fruttato circa 1,9 milioni di euro.

“I SOLDI IN LUSSEMBURGO”

Ma il piatto leghista piange due volte. I giudici di Genova ritengono che le precedenti gestioni di via Bellerio abbiano imboscato i soldi da qualche parte. Tanti soldi: 48 milioni di euro. Il Tribunale ha sottoposto a sequestro la somma di 290mila euro presente sui conti correnti del partito. Mentre altri 3 milioni sono stati sequestrati alle società partecipate dal Carroccio e alle associazioni territoriali. Le toghe liguri chiedono di prelevare anche le altre somme depositate successivamente alla data del decreto di sequestro preventivo (settembre 2017) e quindi anche i versamenti fatti dai parlamentari. Ma la Cassazione ha rigettato la richiesta del pm. Salvini può tenersi stretto il suo “tesoro”. Che, alla fine del 2017, era così distribuito: 40mila euro in banca, 1027 euro e 36 centesimi in cassa e 480 euro in un libretto postale…

 

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