Addio Forza Italia: i “signori delle preferenze” in fuga verso la Lega

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Il vero focolaio di dissenso sono i Consigli regionali. Ed è la natura il sistema elettorale che spiega il perché. I “signori” delle preferenze di Forza Italia siedono lì, non in Parlamento. E’ vero, il Rosatellum ha creato una relazione più diretta tra elettori ed eletti. Ma deputati e senatori restano comunque dei nominati. Benedetti dal leader. Nelle Regioni, dove il corpo elettorale deve scrivere con la matita il cognome del candidato, i seggi costano sudore e soldi. Molti consiglieri si considerano depositari di un consenso personale. E spesso hanno ragione. Per cui, se Forza Italia va giù nei sondaggi, si cambia cavallo senza troppi rimpianti. E’ l’era post-ideologica, bellezza.

OPERAZIONE UBER

E se i partiti sono taxi, tra gli azzurri è partita l’operazione “Uber”. I contatti sono stati avviati già da diverse settimane. Al rientro delle vacanze è possibile che succeda qualcosa. Perché molti considerano le elezioni una prospettiva tutt’altro che lontana. Ma non nel senso auspicato da Silvio Berlusconi. Il Cav ai suoi ha spiegato di ritenere il populismo gialloverde una bolla elettorale, un fenomeno che tenderà a sgonfiarsi. Chi sta sul territorio, invece, la pensa diversamente. Sa che il consenso che ha costruito Matteo Salvini è più solido di quanto si pensi ad Arcore. Lo spartiacque saranno le elezioni europee. Se la Lega farà il pieno di voti, per il “capitano” non avrà più senso essere comprimario in un governo tra diversi. Trascinerà lui la legislatura al voto anticipato. Per consolidare la leadership del centrodestra e prendersi Palazzo Chigi.

Nunzia De Girolamo (Instagram)
CARROCCIO AL 30, FI ALL’8

Forza Italia, come è adesso, non è più un alleato utile nel disegno salviniano. L’alternativa sarà svuotarla o annetterla. I sondaggi non aiutano. Gli ultimi danno il Carroccio al 30, gli azzurri all’8 e Fratelli d’Italia, stabile, intorno al 4. Ciò vuol dire un ridimensionamento generale delle ambizioni forziste. Nella scelta delle prossime candidature a livello locale, ma anche in vista per voto per il Parlamento di Bruxelles. La componente azzurra, affiliata al Ppe, conta 15 membri. Se le cose vanno così, Fi ne eleggerà la metà. Sul territorio, poi, dove si governa fianco a fianco con i leghisti, resta incompresa la linea conflittuale imposta a Roma dal Cav. E sconcerta il fatto che, troppo spesso, le posizioni azzurre siano sovrapponibili a quelle del Pd.

I RAS LOCALI

I ras locali delle preferenze, allora, fiutano l’aria e sono pronti a riposizionarsi. Il come è in via di definizione. Le alternative sono sostanzialmente due: dare vita a un partito nuovo che finisca per confederarsi con la Lega o aderire a una “cosa nuova” nel giorno in cui Salvini si deciderà a lanciarla superando la Lega. Il modello, e fa un po’ sorridere, è il Popolo delle libertà. Un movimento di centrodestra con vocazione maggioritaria ma, stavolta, con una leadership populista. “Salvini va forte sui temi della sicurezza, però va precisata e ampliata l’agenda economica, con una importante svolta liberale, se vuole dare voce a tutte le sensibilità del centrodestra”.

I FOCOLAI DEL DISSENSO

Pietro Laffranco, storica colonna umbra di An prima e di Pdl e Forza Italia poi, sta alla finestra. Come tanti altri ex aennini in giro per l’Italia, depositari di un consenso importante, ma che in Fi non si sentono più a casa. La rete dei delusi è estesa in tutta Italia. In Veneto ci sono l’assessore Elena Donazzan, il consigliere regionale Massimo Giorgetti, i consiglieri comunali Matteo Fabris e Fabio Miotti. In Piemonte c’è il consigliere regionale Andrea Fluttero, in Puglia i consiglieri regionali Nino Marmo e Giacomo Diego Gatta. In Lombardia, è già emerso il malessere di Viviana Beccalossi (ex Fdi) e Silvia Sardone, in Campania quello di Nunzia De Girolamo e Franco Cardiello, in Sicilia, secondo una recente inchiesta del Corriere, sarebbero pronti a salutare i deputati regionali Tommaso Calderone, Riccardo Gallo Afflitto, Marianna Caronia, Rosanna Cannata.  

MOVIMENTO ARANCIONE

Non sono solo ex finiani. Anche tra i nativi forzisti ci sono molte cellule dormienti pronte all’addio all’emergere di un’alternativa. Il Movimento Arancione di Giovanni Toti potrebbe essere l’occasione che tanti stanno aspettando per fare la valigia. Ma, spiegano fonti azzurre eretiche, il governatore ligure “deve recidere il cordone ombelicale che lo lega ad Arcore”. Per il momento, l’unica che ha rotto gli ormeggi è Alessandra Mussolini. In settembre, a Salerno, darà vita a una convention per provare a dare una prima forma al dissenso diffuso e disorganizzato.   

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