La notte dei falò dei nomi che ha portato Mattarella al Quirinale (di nuovo)

Tutto questo casino e alla fine al Quirinale rimane Sergio Mattarella. Contro la sua volontà. Ma il Capo dello Stato accetta il bis. Perché glielo sono andati a chiedere (quasi) tutti i partiti. Pregandolo. E perché un’altra settimana come quella che è appena finita sarebbe stata obiettivamente insostenibile.

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Tutto questo casino e alla fine al Quirinale rimane Sergio Mattarella. Contro la sua volontà. Ma il Capo dello Stato accetta il bis. Perché glielo sono andati a chiedere (quasi) tutti i partiti. Pregandolo. E perché un’altra settimana come quella che è appena finita sarebbe stata obiettivamente insostenibile.

A Montecitorio il falò dei nomi va avanti tutta la notte e finisce in mattinata. Tutte le candidature proposte vengono masticate e sputate via. La lista è lunga. Una spoon river. Finché i partiti prendono atto di non essere in grado di decidere nulla. E vanno a bussare al Colle. 

La giornata

La giornata comincia presto, nonostante la notte insonne. Notte in cui il nome di Elisabetta Belloni cade picconato da Matteo Renzi, Luigi Di Maio e un pezzo del Pd, nonostante fosse stato proprio Enrico Letta il primo a nominarla. Sempre nottetempo il leader di Italia Viva dice no anche a Marta Cartabia, proposta da Salvini. Con il favore delle tenebre (copyright Giuseppe Conte) si consuma anche la rottura tra Lega e Forza Italia. Gli azzurri prima provano a dare vita a una maggioranza Ursula (con Pd, 5s, Iv) sul nome di Pier Ferdinando Casini, poi chiedono di sedere al tavolo dei leader perché non si sentono più rappresentati dal Capitano. 

In questo clima di vendette trasversali, alle 8 del mattino, viene annunciato il vertice a quattro (Letta, Conte, Salvini, Tajani). Il leader del Carroccio parte in contropiede (ancora)  e mette il cappello sul nome comune: “Chiediamo a Mattarella di restare al Quirinale”. Stavolta è l’idem sentire diffuso. Ma è un drammatico segnale di debolezza della politica. Tutta. 

Alle 9.30 parte la settima votazione. FdI indica Carlo Nordio, gli altri partiti annunciano astensione o scheda bianca. Nello stesso frangente al Quirinale c’è un colloquio tra Mattarella e Draghi. Il premier chiede al Capo dello Stato di rimanere dov’è “per il bene e la stabilità del Paese”. Poco dopo Draghi chiama Salvini. Ora è l’ex banchiere che conduce le danze. E Matteo conferma la sua proposta: “Gli italiani non meritano altri giorni di confusione. Confermiamo il Presidente Mattarella al Quirinale e Draghi al governo”. 

La prima conseguenza è che si rompono i rapporti con Meloni. Che twitta: “Salvini vuole Mattarella? Non voglio crederci…”.  Invece è proprio così. Il vertice di maggioranza chiude l’accordo e manda i capigruppo al Quirinale per fare la proposta a Mattarella. Nel frattempo Sergio riceve una telefonata da Silvio Berlusconi: “Le assicuriamo tutto il nostro sostegno”. Stessa posizione viene espressa da Conte, dopo la notte dei lunghi coltelli che ha visto Di Maio sconfessare il capo politico (e anche Beppe Grillo) sul nome di Belloni. 

Fumata nera (momentanea)

Ore 13.26. La settima votazione si chiude con una fumata nera. Mattarella arriva a quota 380. Ma è solo un antipasto. Alle 15 i rappresentanti dei partiti varcano la soglia del Quirinale e vengono ricevuti dal presidente uscente/rientrante. “Mattarella ci ha detto che aveva altri programmi, che credeva fosse finito il suo mandato, ma che è sempre stato rispettoso del Parlamento”, riferisce la capogruppo al Senato del Misto Loredana De Petris. Il Capo dello Stato “era sereno e non ha rimproverato nessuno. Vista la situazione ha detto che se serve una mano da lui, lui c’è, si è messo a disposizione”, aggiunge Julia Unterberger (Svp). Insomma, è fatta.

Poco prima delle nove di sera il bis prende forma. Mattarella è eletto con 759 preferenze, il secondo più votato dalla storia. Ricevendo il mandato, il Presidente sottolinea che “i giorni difficili” vissuti in Parlamento dai partiti e l’emergenza Covid “richiamano al senso di responsabilità”, impongono di “non sottrarsi” e prevalgono su “altre considerazioni personali”. Ora a Sergio non resta che dare disdetta all’appartamento che aveva preso in affitto. 

 

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