Soldi (sada reworks)

Di Maio: Salvini prigioniero di Berlusconi per un fatto di soldi

Io, lui e l’altro. Ossia Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. I primi due si sono annusati, piaciuti e corteggiati. Ma al momento di consumare, il capo politico del Movimento Cinque Stelle ha di no. Il triangolo no. E ora volano stracci. Di Maio accusa Salvini di essere “prigioniero” di Berlusconi. E avanza accuse pesanti: il leader leghista “non vuole andare a votare perché ha un problema finanziario, hanno bloccati i conti correnti del suo partito. Ma io ho anche il serio dubbio che ci sia un rapporto economico tra Lega e Berlusconi: nei momenti di difficoltà è intervenuto per aiutarli”. Le allusioni dimaiane fanno arrabbiare Salvini. Che minaccia denunce: “Le mie sono scelte politiche dettate dalla coerenza, chiunque parli di soldi, prestiti, fideiussioni, regali e ricatti inesistenti a me e alla Lega, sarà querelato”, dice il “capitano”. Ciononostante non chiude la porta ai grillini: “Nonostante gli insulti, sono disponibile a sedermi al tavolo con loro”.

“Nessun premier all’infuori di me”

Ma, sentenzia Di Maio, “la misura è colma”. Non c’è più margine per un asse tra populisti né per un governo-ponte: “Portare gli italiani a votare nel 2019? Sarebbe un anno di agonia. Si deve votare il prima possibile. Anche a fine giugno se è possibile”.  Con Sergio Mattarella, i grillini “sono stati chiari” fin dall’inizio: governi tecnici, istituzionali o di scopo “li abbiamo sempre osteggiati”. Sarebbe, spiega Giggino intervenendo a Porta a Porta, “un tirare a campare drammatico per gli italiani”. Al Quirinale sanno che il M5s non accetta altri premier all’infuori di lui. E se fosse un collega di partito, per esempio Roberto Fico? “Un altro nome del Movimento al mio posto”, assicura, “non è mai stato messo nel conto”. D’altronde le condizioni della Lega erano altre: “Mi hanno chiesto di non fare il premier ed avere nel governo Berlusconi e Meloni. Ma io mica c’ho scritto Jo Condor!”, sorride Di Maio citando Enrico Letta.

I pentastellati interrompono il dialogo. In questi 55 giorni “i bugiardi Renzi e Berlusconi si sono sempre sentiti. Ma la verità”, rivela Di Maio, “è che anche Renzi e Salvini si sentivano. Se l’obiettivo era fare un governo Salvini-Berlusconi-Renzi dovevano dirlo subito”. A parti invertite, ne è certo il parlamentare di Pomigliano d’Arco, il Cav non avrebbe avuto remore nel tradire i suoi alleati: “Se Berlusconi avesse avuto i voti per fare il governo con Renzi avrebbe mollato Salvini dopo due minuti, altro che 50 giorni!”. Un capitolo a parte, denso di veleno, riguarda l’ex premier: “L’intervista Di Renzi da Fazio è stato un atto di sabotaggio bello e buono”. A questo punto non c’è da aspettare la direzione: “Per noi il dialogo con i democratici finisce qui”. Forno spento.

Stop vitalizi

Ai Cinquestelle non resta che mettere a frutto le poltrone occupate finora, finalizzando la battaglia sui vitalizi. All’ultimo ufficio di presidenza della Camera è arrivato uno studio del questore anziano Riccardo Fraccaro. Per andare a incidere sul taglio delle pensioni, l’idea è di ampliare la platea degli “indegni”. Ovvero quegli ex parlamentari che sono stati condannati e che, in quanto tali, hanno “demeritato” l’assegno. Nella scorsa legislatura c’era già stato un intervento del genere. Ma, stringi stringi, aveva riguardato soltanto 10 ex deputati. Così Fraccaro ha trovato una nuova soluzione: “Ampliare il novero dei reati per i quali viene disposta la cessazione dell’erogazione del vitalizio”. L’appiglio giuridico sta, spiega il questore grillino, nel “omogeneizzare” la disciplina vigente con quella contenuta dalla legge Severino. Per cui il piano pentastellato consiste nel negare l’assegno mensile a tutti i post parlamentari condannati per reati contro la Pubblica amministrazione: peculato, malversazione, concussione, corruzione, corruzione in atti giudiziari, abuso d’ufficio, etc.

Salvini sulla ruspa. Per davvero. (VIDEO)

 

Gli uffici della Camera stanno facendo i conti. Non è ancora chiara quale sia la platea dei condannati (le ricerche vanno fatte sui casellari giudiziari) e dunque non si sa ancora quale possa essere il risparmio per l’erario. Il paradosso? E’ che c’è una buona notizia per Silvio Berlusconi. Il lodo Fraccaro di fatto automatizza la fine della sospensione del vitalizio in presenza di una riabilitazione. E dunque il Cav, non appena vedrà riconosciuta la sua domanda, potrà iniziare a incassare il suo assegno mensile. Non che nel frattempo gli sia mancato il pane a tavola, è chiaro. Ma vuoi mettere la soddisfazione morale?

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