Roberto Gualtieri (Facebook)

“Manovra, non ci sono soldi”. Però il ministro Gualtieri trova 1,4 milioni per il suo staff

La cassa è vuota, tutte le risorse (o quasi) sono servite per sterilizzare l’aumento dell’Iva. Però, zitto zitto, il ministro Roberto Gualtieri ha trovato il modo di gratificare il suo staff.

La cassa è vuota, tutte le risorse (o quasi) sono servite per sterilizzare l’aumento dell’Iva. Però, zitto zitto, il ministro Roberto Gualtieri ha trovato il modo di gratificare il suo staff. Proprio così: nella manovra, nottetempo, spunta una micro misura destinata al personale non dirigenziale che lavora negli uffici di diretta collaborazione del ministro dell’Economia e dei suoi vice. In poche parole, Gualtieri e i sottosegretari (Pier Paolo Baretta, Laura Castelli, Maria Cecilia Guerra, Antonio Misiani, Alessio Villarosa) hanno trovato la copertura necessaria per mettere sotto l’albero un piccolo (neanche tanto piccolo) regalo al personale con cui lavorano gomito a gomito, che in queste settimane è stato particolarmente stressato dalla stesura di una legge di bilancio nata male e chiusa (forse) anche peggio.  

L’emendamento alla manovra, approvato dalla commissione Bilancio del Senato, prevede, per “potenziare i compiti finalizzati al miglioramento ed efficientamento delle politiche di bilancio e fiscali”, uno stanziamento aggiuntivo di 200 mila euro nel 2020 e 2021 e un milione annuo dal 2022. 

I “premi di produttività”, sotto forma di indennità accessoria, sono destinati al personale non dirigenziale o con rapporto di impiego non privato, assegnato agli uffici di diretta collaborazione del ministro, “a fronte delle responsabilità, obblighi di reperibilità e disponibilità a orari disagevoli eccedenti quelli ordinari”. Gli uffici interessati dalla gratificazione sono il gabinetto, la segreteria, il legislativo, la segreteria tecnica, l’ufficio stampa, gli uffici dei vice ministri (mai nominati) e dei sottosegretari (cinque) e il servizio di controllo interno. I beneficiari, recita ancora l’emendamento, saranno individuati dal Capo di Gabinetto con i responsabili degli uffici.

Ma quelli di via XX Settembre non sono gli unici funzionari che sorridono. Pure Giuseppe Conte ha voluto premiare i suoi. La manovra, con un’altra modifica notturna, sblocca i premi di risultato per i dirigenti e i dipendenti della presidenza del Consiglio. Con un emendamento al ddl bilancio, approvato nell’ultima finestra utile, è stata infatti inserita la misura che inizialmente era destinata a un altro provvedimento, ovvero il decreto legge sul il riordino dei ministeri. Si tratta, complessivamente, di 7 milioni di euro, a partire dal 2020, e saranno così ripartiti: 5 milioni per il fondo per le risorse decentrate del personale non dirigenziale; 2 milioni per il fondo per la retribuzione di posizione e per la retribuzione di risultato del personale di livello dirigenziale non generale.

La Commissione Bilancio del Senato ha approvato il testo giovedì mattina con un’accelerazione insperata, tanto che il presidente Daniele Pesco ha ringraziato tutti in lacrime. Ieri si è esaurita la discussione generale del provvedimento in Aula e Palazzo Madama si è preso un weekend per rifiatare. La palla tocca adesso al governo: va stilato il maxiemendamento che sarà portato in Parlamento lunedì. Ed è possibile che molte misure approvate in questi giorni finiscano per saltare dopo un più attento esame delle coperture. Tra le norme a rischio c’è la Tobin tax, che per errore è stata approvata allo 0,4 per cento e non allo 0,04. Nel mirino ci sono anche i fondi per il centenario della fondazione del Pci e per il restauro di alcune ville storiche, che hanno l’evidente retrogusto di marchetta. 

 

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